Letture, Omelia e Liturgia
>> giovedì 9 luglio 2009
Am 7,12-15
Dal libri del profeta Amos
In quei giorni, Amasìa, [sacerdote di Betel,] disse ad Amos: «Vattene, veggente, ritìrati nella terra di Giuda; là mangerai il tuo pane e là potrai profetizzare, ma a Betel non profetizzare più, perché questo è il santuario del re ed è il tempio del regno». Amos rispose ad Amasìa e disse:«Non ero profeta né figlio di profeta;ero un mandriano e coltivavo piante di sicomòro.Il Signore mi prese,mi chiamò mentre seguivo il gregge.Il Signore mi disse:Va’, profetizza al mio popolo Israele».
SALMO RESPONSORIALE
dal Sal 84
Mostraci, Signore, la tua misericordia
Ascolterò che cosa dice Dio, il Signore:egli annuncia la paceper il suo popolo, per i suoi fedeli.Sì, la sua salvezza è vicina a chi lo teme,perché la sua gloria abiti la nostra terra.Amore e verità s’incontreranno,giustizia e pace si baceranno.Verità germoglierà dalla terrae giustizia si affaccerà dal cielo.Certo, il Signore donerà il suo benee la nostra terra darà il suo frutto;giustizia camminerà davanti a lui:i suoi passi tracceranno il cammino.
SECONDA LETTURA
Ef 1,3-14
Dalla lettera di san Paolo apostolo agli Efesini
Benedetto Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo,che ci ha benedetti con ogni benedizione spirituale nei cieli in Cristo.In lui ci ha scelti prima della creazione del mondoper essere santi e immacolati di fronte a lui nella carità,predestinandoci a essere per lui figli adottivimediante Gesù Cristo,secondo il disegno d’amore della sua volontà,a lode dello splendore della sua grazia,di cui ci ha gratificati nel Figlio amato.In lui, mediante il suo sangue,abbiamo la redenzione, il perdono delle colpe,secondo la ricchezza della sua grazia.Egli l’ha riversata in abbondanza su di noicon ogni sapienza e intelligenza,facendoci conoscere il mistero della sua volontà,secondo la benevolenza che in lui si era propostoper il governo della pienezza dei tempi:ricondurre al Cristo, unico capo, tutte le cose,quelle nei cieli e quelle sulla terra.In lui siamo stati fatti anche eredi,predestinati – secondo il progetto di coluiche tutto opera secondo la sua volontà –a essere lode della sua gloria,noi, che già prima abbiamo sperato nel Cristo.In lui anche voi,dopo avere ascoltato la parola della verità,il Vangelo della vostra salvezza,e avere in esso creduto, avete ricevuto il sigillo dello Spirito Santo che era stato promesso,il quale è caparra della nostra eredità,in attesa della completa redenzionedi coloro che Dio si è acquistato a lode della sua gloria.
CANTO AL VANGELO
Ef 1,17-18
Alleluia, alleluia.Il Padre del Signore nostro Gesù Cristo illumini gli occhi del nostro cuore per farci comprendere a quale speranza ci ha chiamati.Alleluia.
VANGELO
Mc 6,7-13
Dal vangelo secondo Marco
In quel tempo, Gesù chiamò a sé i Dodici e prese a mandarli a due a due e dava loro potere sugli spiriti impuri. E ordinò loro di non prendere per il viaggio nient’altro che un bastone: né pane, né sacca, né denaro nella cintura; ma di calzare sandali e di non portare due tuniche. E diceva loro: «Dovunque entriate in una casa, rimanetevi finché non sarete partiti di lì. Se in qualche luogo non vi accogliessero e non vi ascoltassero, andatevene e scuotete la polvere sotto i vostri piedi come testimonianza per loro». Ed essi, partiti, proclamarono che la gente si convertisse, scacciavano molti demòni, ungevano con olio molti infermi e li guarivano.
“Vattene”, viene detto ad Amos dal capo dei sacerdoti vicini al re, che a quest’ultimo dicono solo ciò che egli vuole sentirsi dire, tradendo la propria missione e il proprio ruolo e finendo per essere solo dei cortigiani (I lettura). “Vattene” era la stessa parola detta ad Abramo all’inizio della sua avventura di fede da Dio stesso (Gen 12), che lo invitava a mettere una distanza tra sé e la propria casa, la propria famiglia, la propria terra. La parola era la stessa, ma il suo significato, in ciascuno dei due casi, era esattamente l’uno l’opposto dell’altro. Ad Abramo veniva indicato un cammino per se stesso, un viaggio che era allo stesso tempo di ricerca di sé e di ricerca di Dio, un viaggio per il quale era necessario trovare il coraggio di intraprendere una strada personalissima, propria, singolare. Ad Amos viene detto invece di abbandonare tutto ciò, di preferire la tranquillità alla propria vocazione, e di smetterla di dire parole scomode che il potente di turno non vuole sentirsi dire, mettendo da parte il proprio pensiero, la propria fede, i propri ideali. Il “vattene!” detto ad Amos è, in realtà, un “ritirati!”, una rinuncia, il “vattene!” di Abramo è invece una partenza, un inizio, una rinascita.Per questo Amos deve rispondere il suo “no!”, ribadendo che la sua è una missione affidatagli da Dio stesso, che lo ha chiamato quando lavorava tra i campi e pascolava animali. Il “sì” di Abramo e il “no” di Amos sono in realtà la stessa scelta, la scelta di fedeltà a se stessi e a Dio che ti sta aiutando a trovare il tuo cammino personale.Anche nella nostra vita può accadere di essere davanti ad una scelta simile: quantesono le occasioni in cui siamo davanti ad un bivio: rimanere fedeli a noi stessi, alle nostre idee, alla nostra fede, magari dicendo dei no a qualche situazione, oppure preferire una maggiore tranquillità di vita, senza andare ad impelagarsi in qualche scomodo no, anche se il prezzo da pagare a questa tranquillità è il tradimento di ciò che crediamo nel profondo. Qualche settimana fa è venuto a parlarmi un giovane che fa parte di un gruppo giovanile parrocchiale, figlio di una catechista dell’iniziazione cristiana della stessa parrocchia. Era molto arrabbiato con sua madre, e quando gliene ho chiesto il motivo mi ha detto che qualche giorno prima gli era capitato di assistere ad uno scippo. Tornato a casa, dopo aver raccontato la cosa a sua madre, si è sentito dire da lei che forse era meglio non raccontare a nessuno la cosa, facendo finta di non aver visto niente. Se infatti avesse raccontato di aver assistito alla scena, di aver visto la targa della motocicletta su cui era lo scippatore, lo avrebbero costretto a testimoniare, e così si sarebbe esposto a possibili ritorsioni. Questo consiglio a “farsi i fatti propri” aveva gettato quel giovane nello sconforto, e lo aveva anche scandalizzato: ma come, la propria madre, sempre presente in parrocchia, sempre pronta a parlare dei valori del vangelo, dell’onestà e della giustizia, così brava a dire parole giuste ai ragazzi del suo gruppo di catechesi, ora a lui stava dicendo invece di ritirarsi, di non esporsi, di far finta di niente!È proprio così, per ognuno di noi: è facile essere se stessi, parlare delle proprie idee e dei propri valori, fino a quando tutto ciò non costa niente. Ma quando ti rendi conto che per rimanere fedele a te stesso e al tuo Signore dovrai pagare personalmente un prezzo, allora le cose cambiano. Allora devi decidere. Rimani te stesso, anche quando te la faranno pagare? O rimani te stesso solo fino ad un certo punto? Solo fino a quando questa fedeltà è astratta, innocua, disincarnata?Gesù chiede ai suoi discepoli (III lettura) di camminare nel mondo senza portare con sé molte cose: né pane, né sacca, né denaro nella cintura...né due tuniche. La garanzia del viaggio è lui stesso, e il suo amore per noi l’alimento del nostro cammino, anche nei tratti più aspri. Camminare attaccati ai soldi e alla bisaccia, prima o poi, ci porterà a tradire noi stessi. L’inno di San Paolo (II lettura) ci fa intravedere il nostro vero tesoro, la borsa a cui attingere, il pane capace di sfamarci: noi siamo stati scelti da Dio, destinati da Lui ad essere santi, predestinati ad essere figli, gratificati nel Figlio amato, suoi eredi. Basterà questa promessa a non farci vacillare? Tutta questa realtà cantata da san Paolo si compirà in noi alla fine, nel momento della redenzione finale, ma di tutto è già anticipo e caparra lo Spirito Santo che ha messo su di noi il suo sigillo già ora. Allo Spirito chiediamo la forza, in questa eucaristia domenicale che celebriamo insieme, di saper compiere il nostro cammino esistenziale senza tradire noi stessi, e senza tradire il nostro Dio, nella fedeltà e nella perseveranza che sole ci fanno responsabili di noi stessi e della nostra fede.
* Signore, che ci hai scelti prima della fondazione del mondo per essere santi e immacolati nella carità, abbi pietà di noi. Signore, pietà.* Cristo, che mediante il tuo sangue ci hai donato il perdono delle nostre colpe, abbi pietà di noi. Cristo, pietà.* Signore, che in attesa della nostra completa redenzione ci hai donato la caparra dello Spirito Santo, abbi pietà di noi. Signore, pietà.
PREGHIERA DEI FEDELI
* Per la Chiesa, perché libera da ogni peso inutile sappia percorrere le vie del vangelo sostenuta unicamente dalla forza della fede, preghiamo.* Per i popoli che vivono nella guerra e per i loro governanti, perché sappiano udire la voce dei profeti di pace e abbiano il coraggio di scegliere ciò che giova al bene dei propri fratelli, preghiamo.* Per i giovani, perchè trovino nella comunità cristiana maestri saggi e ispirazioni vere per compiere il proprio cammino di fedeltà a se stessi e a Dio, preghiamo.* Per noi che celebriamo insieme questa eucaristia domenicale, perché guardando al nostro destino eterno e alla nostra vocazione alla santità sappiamo fare scelte quotidiane di coerenza e di coraggio evangelici, preghiamo.
PER LA MEDITAZIONE
Dopo la comunione
Se la fedeltà è virtù essenziale a ogni relazione interpersonale, la perseveranza è la virtù specifica del tempo: esse pertanto ci interpellano sulla relazione con l’altro. Non solo, i valori che tutti proclamiamo grandi e assoluti esistono e prendono forma solo grazie ad esse: che cos’è la giustizia senza la fedeltà di uomini giusti? Che cos’è la libertà senza la perseveranza di uomini liberi? Non esiste valore né virtù senza perseveranza e fedeltà!





